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Sony MDR-SA5000 – Alla ricerca del massimo dettaglio possibile.

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Top-of-the-line Sony, open-air, con la fisionomia delle splendide ma ahimè non più in produzione Qualia, sono state una vera scoperta.

Costruzione dell’archetto in magnesio, pad in pelle naturale, driver da 50 mm con magnete al Neodymium e cavo OFC/6N, sono alcune delle armi vincenti di questa cuffia dalla costruzione incredibile. Una larghezza di banda dichiarata fino a 100Khz e una gamma dinamica di 102dB portano ad un risultato timbrico ben definito, transienti velocissimi e massima precisione nella ricostruzione del messaggio musicale.  L’ergonomia della SA5000 è superba, grazie ad un archetto davvero grande permette una distribuzione uniforme dei pesi intorno alle orecchie, sembra quasi di indossare un guanto, tanto sono comode e leggere nonostante l’apparente stazza. Mi è arrivata da New York in meno di una settimana, nella sua lussuosa confezione, dove trovo uno splendido regalo fatto da Sony, il porta cuffia dedicato, leggerino ma abbastanza stabile, un accessorio che solitamente si paga a parte.

L’ascolto

Le cuffie sono davvero comodissime, sembra di non averle in alcuni momenti. Il padiglione è molto largo e le mie orecchie ci affondano dentro alla perfezione già un passo avanti rispetto alla mia Grado con i FlatPad che sono abbastanza duretti. Prima di ascoltarle le faccio sempre andare un’ora sul loro “trespolo”, non per scaldarle, ma per aumentare le ore di burn-in che in teoria dovrebbero attestarsi sui 100-150.
Il cavo di collegamento di pregio molto lungo (circa 3,5 metri), come segnalato nel manuale, grazie alla biforcazione bassa permette una forte agilità, al tatto non è gommoso, ma è ricoperto da una calza in acrilico che gli dona eleganza, ben fatto il jack degno di una top-line.

Le misure sono molto importanti e dovrebbero raccontarci qualcosa del prodotto che stiamo valutando, ma spesso abbinamenti e una non completa mappatura 1:1 con le stesse ci porta verso altre strade.
Appena indossate, si capisce subito di essere di fronte ad un oggetto che punta davvero in alto in tutti i sensi. Quello che colpisce è un dettaglio per me ascoltato solo con le Stax SR-3030 sia per la cura nella ricostruzione dei particolari della voce femminile che per la timbrica degli strumenti ad arco. Le voci maschili sono pulitissime, forse questo è davvero il punto di forza di queste cuffie, un medio – alto precisissimo, cristallino, si riesce quasi a percepire il movimento delle labbra del cantante.

Il paragone con la mia Grado RS1 è d’obbligo, da buon audiofilo mi porta a fare un esempio poco elegante ma calzante, la Sony si comporta come un diffusore a sospensione pneumatica, la Grado come un bass-reflex.

Come in ogni sistema, c’è il rovescio della medaglia, le registrazioni! Se sono buone, il suono è fluido, la micro dinamica favolosa, ma appena v’imbattete in una Natalie Merchant “Motherland” dove il microfono è saturato, queste cuffie sono spietate e vi restituiscono senza nascondere nulla gli errori alle volte banali dei fonici. Nella Grado RS1 non si evidenziata tale stortura, è che viene mitigata, sempre percettibile ma più nascosta nel tessuto musicale.
Ascoltando il bellissimo cd di Hans Theessink “Slow Train”, la ricostruzione prospettica delle voci del coro è notevolissima sembra quasi, e sottolineo quasi, quella effettuata da un buon diffusore in una corretta sala d’ascolto. Rispetto alle RS1 la voce di Hans è meno densa, meno pastosa, meno cavernosa ma a tratti quasi più piacevole.
Non si può nascondere che il medio-basso è sotto tono, ma ben presente e dettagliatissimo fino agli inferi tanto da percepire i particolari delle pelli che alle volte si confondono nella mia Grado RS1.
Il gioco di strumenti nell’album “It’s All About Love” di Carla Cook è semplicemente fantastico, molti particolari me li ero davvero persi per strada, non sto dicendo che con la Grado RS1 questi non sono presenti, ma meno in evidenza. La Grado e le Sony sono davvero due suoni all’opposto, uno predilige una gamma medio – bassa piena e corposa che con alcune incisioni troppo “enfatizzate” crea un poco di confusione, l’altra, la Sony predilige un medio – alto precisissimo ma mai stancante, musicale e ben definito.

Qualche nota di utilizzo mi sembra dovuta, nei confronti di una cuffia che se ascoltata superficialmente potrebbe essere troppo spietata e senz’anima. La Sony deve essere inserita in un contesto adeguato, come ogni top-line d’altronde, ha bisogno di partner al di sopra di ogni sospetto, valvole o stato solido purché neutri, ogni anello della catena è importante per la resa sonora. Per essere correttamente valutata deve effettuare un congruo burn-in di almeno 90-100 ore.

Conclusioni

Una costruzione esemplare, un porta cuffia utilissimo e un suono che sempre più mi convince sono i punti a favore della full-size Sony. Forse si poteva osare di più, regalandoci la possibilità di cambiare il cavo accedendo ad un sicuro upgrade come per le passate Qualia. Velocissime e precise sono le cuffie ideali per l’audiofilo maturo ed esigente che vuole scandagliare a fondo ogni più piccola sfumatura dei suoi dischi.

Sistema Utilizzato

Sorgente: Norma Revo CDP
Amplificatori: Tektron Tube e Thory-Amp (Auto Costruito)

Cavi Segnale e Alimentazione: AudioClass Gold

Cuffie di Riferimento: Grado RS1 e Grado SR60

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 7 giugno 2010 da in Audio con tag .
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