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Tracy Chapman – Our Bright Future

E’ passato molto tempo da quando una voce semplice e ruvida si accompagnava solo con la chitarra per strillare al mondo quelle che erano le sue idee, cantava «Talkin’ About A Revolution». Mai del tutto compresa come artista, sempre lontano dalle luci della ribalta ha inanellato una serie di successi non modificando mai il suo stile chiaro, semplice e pieno di vigore. Negli ultimi tre album, però, qualcosa è cambiato, sembra che quella rabbia che veniva fuori maggiormente nel cantare le condanne alle scelte del mondo politico si sia spenta, sembra che abbia cambiato orizzonte, lasciando il posto a una rassegnazione su tutti i fronti. Questa potrebbe essere una chiave di lettura, l’altra potrebbe essere che l’amore ha messo in secondo piano le battaglie politiche fino ad ora intraprese.Tracy_Chapman_-_Our_Bright_Future

Il nuovo album di Tracy Chapman, “Our Bright Future”, il nostro splendente futuro, la dice lunga sul suo pensiero nei confronti di una situazione mondiale che ha sempre più il sapore della rovina, un titolo di un pezzo che parla di guerra non può certamente, lasciare spazio alla speranza. Il genere, o meglio, i generi in Our bright future sono molti si va dal soul, al folk passando per il country qualche accenno di blues per arrivare allo spiritual in una trascinante quanto triste “Save Us All” che non rinuncia a denunciare il continuo potere delle religioni all’interno dello stato. Un bel disco, semplice e raffinato, quasi fatto in casa, se lo si ascolta distrattamente tutto d’un fiato sembra che Tracy Chapman faccia tutto da sola, di fatto è quasi così anche la parte delle “backing vocals” è sua, se non fosse per le collaborazioni, tutti ottimi musicisti fra i quali Larry Klein, il batterista Steve Gadd e il pianista di Norah Jones, Rob Burger. Fin dalle note di apertura del primo pezzo “Sing for You” la voce è dolcissima in un’atmosfera semplice, rilassata, poche strofe per passare a un “I did it all” bellissimo, trascinante ma riflessivo non aggressivo ma malizioso verso una società piena di artisti che per le luci della ribalta passano da una festa all’altra bevendo fiumi di alcool, non a caso il testo è un collage di cocktails, quasi uno scusarsi di non essere come gli altri. Dai luoghi mondani sembra di entrare in una chiesa tanto rievoca questo suadente spiritual “Save Us All” con un ritornello “I know Jesus loves me” tanto utilizzato in una miriade di canzoni di quelle chiese americane piene di musica e predicatori, dove molti artisti attingono.

Un album fantastico da riascoltare più e più volte per carpirne tutti i particolari, perché ce ne sono davvero moltissimi, per chi conosce bene l’artista è qualcosa di atipico che però ci si doveva aspettare dati i precedenti.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 settembre 2014 da in Musica Rock con tag , , , .