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Harbeth BBC LS5/12A Le eredi del MITO LS3/5A?

Componenti Danesi per un monitor Inglese?
Un diffusore ormai non più in produzione, perchè parlarne?
Parlare di apparecchi che si possono trovare solo nel mercato dell’usato, forse perchè questo mercato è molto florido, altrimente le riviste del settore non se ne sarebbero mai occupate! Non so se vi è capitato, ma sempre più spesso vendendo un apparecchio nella giungla dei mercatini, capita di sentirsi dire: “Accetti Permute?”. Alle volte è impossibile accettare una permuta, ma spesso ci vengono proposti oggetti davvero interessanti come per esempio queste Harbeth LS5/12A. Un minidiffusore di alto pregio, nominato a coprire il ruolo di erede del mito LS3/5A del quale mantiene solo la natura del progetto BBC.

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I componenti sono ora degli stupendi Dynaudio accoppiati con una tolleranza dello 0,25dB, più precisamente il tweeter D-260 e il woofer 15W-7508. Il tweeter è raffreddato al ferrofluido e ha una camera di risonanza posteriore atta a diminuire la distorsione e avere una risposta migliore ai transienti. Il cross-over mantiene la complessità del predecessore con la configurazione bi-wiring, si passa da una sospensione pneumatica ad un bass-reflex con accordo molto largo e posizionato posteriormente. Tutto ciò fà pensare ad un intento di voler aumentare l’estensione in bassa frequenza, quello che poi era il difetto delle LS3/5A, l’estensione in frequenza dichiarata è di 55-22kHz in una stanza normale.
Devo confessare che da un ascolto distratto sono diffusori che non colpiscono, hanno un medioalto molto naturale e un basso che latita se le elettroniche non hanno muscoli. Allo stesso tempo bisogna indovinare il partner giusto per pilotarle perchè se l’elettronica è poco raffinata, l’Harbeth metterà in risalto proprio questo aspetto.
Direi che è un mini che non perdona è costoso, almeno l’ultimo listino lo dava per 3500€, ha bisogno di partner costosi e per finire odia gli stand leggeri.
Tutte premesse che ti farebbero odiare un oggetto, finchè non lo ascolti nel gusto settaggio… Questi diffusori li ho ascoltati a lungo, in ambienti diversi e con elettroniche molto diverse sia per categoria di prezzo che per potenza erogata. Questi diffusori si fanno apprezzare in ambienti grandi per una scena tridimensionale millimetrica con la completa sparizione del diffusore stesso, mentre in ambienti piccoli si per il rigore e il dettaglio delle informazioni riproposte. Uno dei primi ascolti è stato in una sala 5,5 mt. X 4,5 mt. trattata acusticamente su progetto di Acustica Applicata con DAAD e Tube Traps, sostituendo per una prova le mie Avalon Eclipse.

Evoluzione
Le LS5/12A sono state posizionate a 1,5mt dalla parete di fondo e 1mt dalla laterale, questo è sembrato il miglior compromesso con una leggera angolatura verso il punto d’ascolto, supporti utilizzati Music Tool “Tool One” da 60cm.
Le Harbeth hanno goduto della sopraffina trasparenza delle elettroniche Spectral, donando una scena acustica disarmante per le dimensioni fisiche del diffusore stesso. Un fuoco millimetrico di ogni strumento con una scansione abbastanza credibile dei piani sonori. Il DMA 90 capace di 100W su 8 Ohm ha saputo donare rigore al diffussore specie nella zona delle basse frequenze anche se spesso leggo sui vari forum di GURU che sostengono di non poter ascoltare le Harbeth con meno di 200W! Naturalmente molti parlano a sproposito, non hanno mai ascoltato sia il diffusore che il l’aplificatore che consigliano, figuriamoci l’abbinata!
Non date retta, ne a me ne a tutti i guru che sentenziano con poche parole un prodotto, valutate sempre con il vostro orecchio e quando possibile nel vostro impianto!
Quello che vi sto raccontando io è una mia esperienza d’ascolto che spero vi sia utile per conoscere o riconoscere un’opportunità in più al momento dell’incontro con tali diffusori, nulla più!
Ma riprendiamo il discorso..
Ho avuto l’occasione di provare questo diffusore anche con una coppia di Conrad Johnson, più precisamente il PV 10 come pre e l’MF 200 come finale. Da subito la maggior potenza del CJ si è fatta notare spingendo ancora di più sull’accelleratore per controllo e fermezza.
Un poco di raffinatezza nel delineare i contorni degli strumenti si è persa, come una maggiore eufonicità, che alle volte può piacere, ne è scaturita. Il PV-10 è un signor preamplificatore che ha la piccola controindicazione di essere molto monitor, quindi con una spiccata predilezione di avvicinare la voce e gli strumenti al punto d’ascolto. Così si è persa la profondità della scena, strepitosa con gli Spectral, si ha quasi l’impressione che questo diffusore sia più grande.
Forse con una sorgente meno scura del mio C.E.C. il risultato sarebbe stato mitigato, forse questi diffusori avendo già di per se una nota di calore risultano meglio abbinati ad elettroniche trasparenti e non dal colore ambrato dei CJ.
Nel frattempo tutto è cambiato, l’impianto a mia disposizione, ho effettuato una vera e propria rivoluzione, tenedo come punto fermo solo il trattamento acustico e il mio fido CDP C.E.C. TL51Z MK2, l’amplificazione si è ristretta…
L’indisponibilità di una stanza dedicata, porta ad alcune rinunce, putroppo.
L’amplificazione Norma IPA 100 R, è un piccolo gioiello italiano, un rapporto prezzo/prestazioni molto alto anche se la livrea non lascia intuire molto. Ottima realizzazione meccanica ed elettronica che si apprezza fin dalle peime note. Chi sosteneva una certa affinità con Spectral, secondo me non sbaglia, non a caso ha sostituito una coppia pre e finale prorpio di questa casa.
I cavi prima per esigenze di coerenza 2C3D, tutti MIT, ora quelli di potenza sono degli ottimi Audience Conductor, per il segnale sto ascoltando molte marche e varie fasce di prezzo, Cardas, Audence, Dromos, Mit e Sublima. Presumo di dover attendere la scelta del diffusore definitivo, prima di scegliere il cavo giusto di segnale.
Negli ultimi tempi il miglior equilibrio l’ho raggiunto grazie ad un Cardas QuadLink, che però si è rivelato non pienamente all’altezza sostituendo le LS5/12A con delle Linn.
Il Norma dona ariosità alle Harbeth, il carattere neutro di questo integrato spinge i monitor inglesi ad una definizione incredibile, una grana finissima con un ottimo controllo nonostante gli abissali 81,5dB. Sono diffusori difficili, di grande raffinatezza che però deve essere necessariamente ricercata con partner al di sopra di ogni sospetto. Come ogni minidiffusore hanno bisogno di essere curati anche nel posizionamento che risulta critico per la scena, quindi bisogna provare molto per trovare la giusta angolazione verso il punto d’asolto.
Il bi-wiring non è obbligatorio, meglio un buon cavo, neutro, che rispetti la grande trasparenza che sanno offrire questi diffusori, proprio con il Norma ho avuto modo di provare un MIT MH 750 CVT Terminator Bi-Wire e l’attuale Audience Conductor.

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Conclusioni
Le Harbeth LS 5/12 A in mio possesso hanno dimostrato di avere un notevole valore di raffinatezza e dettaglio. Non sono state di certo un best-buy a causa di un prezzo molto alto del listino e per l’impegno economico nella ricerca dei componenti per farle suonare, ma ora che non sono più prodotte si trovano nell’usato a prezzi ragionevoli che vanno dai 1300€ ai 1600€ se in ottimo stato con imballo e istruzioni. WAF molto alto viste le dimensioni e la rifinitura veramente impeccabile. Indispensabile un supporto molto pesante e non più alto di 65cm. Altra raccomandazione, visto che hanno 81,5db di efficenza, un amplificatore che abbia una buona riserva e non meno di 100w su 8 Ohm, ma importantissimo che sia di alto lignaggio!!!

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Questa voce è stata pubblicata il 21 marzo 2016 da in Audio con tag , , , .